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Il popolo nuragico già scelse questa collina come luogo di culto. La solennità del luogo, la sua sacralità indusse i Punici, nel VI sec. a.C. ad erigervi un tempio. I Romani ne costruirono uno più grande nel III a.C. e lo restaurarono al tempo di Caracalla ( 211-217 d.C.).
Un'iscrizione riporta: Imp.[eratori] Caes.[ari] M. Aurelio Antonino Augusto P.[io] F.[elici] Templum Dei Sardi Patris Bab.[...] dalla quale risulta evidente come questo sito sia il, tanto ricercato da moltissimi studiosi, Tempio a Sardus Pater. Il tempio rispetta l’antica disposizione punica con orientamento nord-ovest-sud e nella pianta tripartita, vestibolo, vano mediano e penetrale geminato con antistanti due vaschette per l’acqua lustrale.
Gli scavi hanno restituito grandi quantità di monete, ceramiche, monili, grani d’oro e bronzo figurato che rappresenta un giovane ignudo con un giavellotto nella mano sinistra e la destra sulla fronte, in segno di devozione, ma soprattutto Antas ha restituito un gran numero di epigrafi, quasi un terzo di quante ne sono state rinvenute in Sardegna, di rilevante importanza documentaria.