Torna alla homepage | Vai alla sezione IL PARCO | Vai alla sezione I LUOGHI | Vai alla sezione LA SCUOLA NEL PARCO | Vai alla sezione COMMUNITY

Salta la barra di navigazione e vai ai contenuti

Numeri utili

  • Comuni di:
    Villacidro
    Arbus
    Buggerru
    Fluminimaggiore
    Guspini
    San Gavino Monreale


    tel. 347 9170196
    info@parcodessi.it
  • Logo della Regione Sardegna
    POR Sardegna 2000-2006
  • Logo della Comunità Europea
    Progetto cofinanziato dalla U.E. - Fondo FESR
Home - Schedario - Buggerru: Il processo lavorativo del minerale e sul trasporto. Evoluzione e chiusura della miniera

Buggerru: Il processo lavorativo del minerale e sul trasporto. Evoluzione e chiusura della miniera

Il minerale prodotto proveniva dagli scavi dell’omonimo altopiano di Malfidano esplorato in profondità da un pozzo profondo 102 m e dai cantieri tracciati a diversi livelli, confluenti tutti nello “scavo grande” e collegati tra loro da fornelli di getto e passaggio. Per lo più si lavorava all’aperto e le poche gallerie presenti sono frutto di ricerche minerarie al fine di individuare altri filoni.

Una volta estratto il grezzo era destinato, secondo la qualità, alle laverie o ai forni di calcinazione che consentivano di ridurre lo sterile e di ottenere le calamine ricche.

I prodotti, in ogni caso, una volta trattati, erano imbarcati sulle bilancelle (piccole barche a vela) e trasportati a Carloforte, dove con piroscafi a vapore giungevano alle fonderie di zinco del Nord Europa.

Il crescente aumento dei costi di estrazione costrinse l’attività mineraria (unica attività industriale dell’epoca) a continue innovazioni tecnologiche che potessero fronteggiare crisi anche profonde, tali da pregiudicare la vita della miniera con conseguenze gravissime per tutta la comunità che da essa traeva sostentamento.

Uno dei settori dell’attività che più si sviluppò e che contribuì in modo determinante a far vivere e anzi a far giungere ai massimi livelli la miniera fu quello dei trasporti dei grezzi la cui ottimizzazione contribuì notevolmente ad abbattere i costi di produzione. Il carico e, ancor più, i lenti trasporti con vagonaggio a mano e con muli, nel 1892 videro l’avvento delle locomotive a vapore. La trazione animale fu sostituita da locomotori che trainavano vagoni a cassa di ferro da 750 lt su una moderna rete ferroviaria che si sviluppava per diversi chilometri, sino alle laverie, ai forni di calcinazione e ai siti dell’imbarco.

Fu così che in quest’ottica di modernizzazione fu realizzata la galleria Henry come carreggio principale della miniera di Planu Sartu, si trattò di un'opera che dal punto di vista dimensionale per l’epoca trovava pochi riscontri a livello europeo.

Anche allora come in ogni attività industriale, si dovettero fronteggiare crisi profonde e la concorrenza dei mercati internazionali.

Grazie alla moderna ferrovia diminuirono i costi del trasporto e aumentarono le produzioni, ma con l’impoverimento graduale dei grezzi si dovettero cercare ulteriori miglioramenti e così che si decise la costruzione di impianti di lavaggio capaci di eliminare parte della ganga sterile e, per conseguenza di rendere a più alto tenore “il mercantile” cioè il solo prodotto vendibile, dato che la trasformazione in prodotto finito, il metallo, era fatto nelle fonderie della Francia e del Belgio.

A Buggerru, nello spazio di pochi anni, furono costruite tre laverie, delle quali la prima nel 1866, sul molo denominata Lamarmora, non entrò mai praticamente in esercizio per problemi di concessioni con il Demanio marittimo; le altre due, Buggerru nel 1878, sotto la miniera di Planu Sartu e Malfidano nel 1888-1890 costruita sulla spiaggia.

Quest’ultima, su progetto dell’ing. Luigi Sanna, fu realizzata per trattare minerali poveri e misti, rappresentò per l’epoca un notevole progresso tecnologico nella lavorazione dei minerali zinciferi.

La laveria lavorava ben 200 tonnellate di minerale al giorno, della struttura oramai rimane solo la parte in legno mentre le attrezzature che ospitava sono state rimosse negli anni dal 1980 al 1990.

Le innovazioni tecnologiche apportate resero famosa, al mondo dell’industria estrattiva, Buggerru e le sue miniere, che nel primo ventennio del Novecento riuscirono ad ottenere ottimi risultati economici e garantirono un periodo di grande splendore.

Alle numerose opere realizzate per migliorare il sistema produttivo della miniera si aggiunse l’elettrificazione avvenuta nel 1896, la sera 120 lampade illuminavano le laverie, l’ospedale costruito dalla Malfidano, gli uffici, le abitazioni di alcuni impiegati e dei dirigenti, il teatro e il cinematografo.

Nel 1914, con la “grande guerra” la miniera di Planu Sartu fu chiusa, ma essendosi l’Italia schierata con la Francia, si riaprì dopo un anno come “miniera di guerra”.

Nel 1917, dopo un breve periodo di inattività, le concessioni furono espropriate dal governo e passarono alla Società Montevecchio che riattivò le produzioni migliorando l’organizzazione del lavoro ed i macchinari, per rendere economica la gestione.

La Società Montevecchio,  nel 1933 fu assorbita dalla Montecatini-Monteponi che nel 1940 cedette i diritti alla Pertusola che dopo alcuni anni estese le concessioni ai minerali di ferro.

Dopo alcuni anni però, la miniera denunciò un sensibile declino produttivo che portò la società Pertusola alla rinuncia della concessione.

Nel  1969, per salvare l’occupazione già decimata per la grave crisi del settore piombo-zincifero, l’EMSA (Ente Minerario Sardo, interamente a capitale della regione Sardegna) la fece assorbire da una sua consociata, la Piombo Zincifera Sarda, che operò per circa un decennio in attività di ricerca e valutazione delle mineralizzazioni, per vedere se fosse possibile, riprenderne la coltivazione, senza però conseguire risultati positivi.

Nel 1977 quando venne chiusa la vecchia laveria Malfidano si decretò la definitiva chiusura delle miniere di Buggerru.

Ormai da anni le amministrazioni, locale e regionale, hanno messo in atto importanti progetti di recupero delle strutture minerarie finalizzati alla fruizione turistica e alla conservazione della memoria dell’attività mineraria ed industriale.

I segni lasciati sull’ambiente dalle innumerevoli attività estrattive impongono oggi interventi necessari ad arrestarne il degrado e a valorizzare le risorse ambientali e culturali con il recupero di importanti strutture conducibili alla fruizione turistica e/o alla testimonianza di archeologia industriale.

Il progetto di ripristino del percorso minerario della galleria Henry per esempio ha consentito di recuperare una struttura unica nel suo genere soprattutto per l’eccezionale valore paesaggistico con i suoi ripetuti affacci sulla falesia e i percorsi pedonali sugli strapiombi sul mare.