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Nel 1860 una società denominata “La Fortuna” iniziò le ricerche per minerali di piombo nelle località Malfidano e Planu Sartu. Cinque anni dopo, in seguito alla scoperta di importanti giacimenti minerali di piombo (carbonati) e soprattutto di zinco (carboni e silicati), un certo Ing. Eyquem fondò la “Societè Anonyme des Mines de Malfidano”. Si diede corso così ad uno sfruttamento tanto intensivo, soprattutto degli ossidati di zinco (calamine e smithsoniti), che tale periodo fu definito “il tempo della febbre della calamina che invase l’isola” tanto che italiani e stranieri si dettero attivamente a ricercarla (C. Capacci).
Il boom minerario derivante dalla scoperta di tali minerali portò con se, come ovvia conseguenza, lo sviluppo di una piccola schiera di capanne e casupole riunite in un grande villaggio, che divenne in breve tempo un vero e proprio paese con una popolazione che raggiunse, all’inizio del Novecento, le 12.000 unità e che divenne noto con il nome di Buggerru.
La presenza della Società Malfidano e di altre società francesi ebbe una notevole influenza per lo sviluppo di Buggerru. Queste, aprendo spacci e fornendo qualsiasi altro servizio, divennero l’esclusiva controparte per tutti gli abitanti, alla maggior parte dei quali come suoi dipendenti, fornivano merci e servizi, ivi compresi spettacoli teatrali tipo “Casinò de Paris”, con trattenuta dei costi direttamente sugli stipendi. Ciò contribuì a cambiare e certamente a influenzare la vita sociale e i costumi della comunità, tant’è che al paese fu dato il nome di “piccola Parigi”.
Attorno a Buggeru sorsero, a “bocca miniera”, altri villaggi più o meno importanti, quali quello di Planu Dentis, Caitas e Planu Sartu, alcuni dei quali, come quest’ultimo particolarmente affollati; dotato anch’esso di spaccio aziendale e scuola, ebbe origine già dal 1867 quando, con lo sviluppo dei lavori nelle concessioni e il conseguimento di produzioni record di calamine, pervenne a una popolazione di circa 2000 persone, in parte sarde, ma soprattutto della Penisola.
La vastità delle opere, la costruzione della grande Laveria Malfidano, dei forni Oxland, oltre ai benefici dell’elettrificazione avvenuta nel 1896, migliorò e potenziò i sistemi produttivi, ma al tempo stesso, i ritmi di lavoro imposti dalla “Direzione della miniera” erano tali da pesare seriamente sui rapporti con le maestranze e raggiunsero l’apice a Buggerru con una decisa contestazione.
A una delle tante e insopportabili imposizioni del responsabile della miniera, l’ing. Achille Georgiades, i minatori di Buggerru risposero con una civile astensione dai loro compiti lavorativi, gesto che si propagò a tutti gli altri minatori dei cantieri limitrofi.
L’ing. Georgiades, preoccupato per questo gesto inaspettato, convocò le autorità civili e sindacali, facendo nel contempo giungere da Iglesias le forze dell’ordine che con reazione smisurata, complici una serie di eventi fatali, provocarono la morte di tre operai il 4 settembre 1904, il tristemente famoso Eccidio di Buggerru.
Queste vittime suscitarono un vasto eco nella nazione, giungendo nelle aule del Parlamento e giustificando la decisione di allestire una commissione che indagasse sulle condizioni di lavoro nelle miniere sarde.
Singolare anche la storia dell’autonomia amministrativa del paese che fino al 1960 faceva parte del comune di Fluminimaggiore e proprio in quell’anno ottenne, prima cittadina in Italia, l’autonomia amministrativa attraverso un referendum.
L’industria estrattiva dopo molteplici vicende fatte di crescita economica, cambi societari, innovazioni tecnologiche al fine di migliorare la quantità e la qualità dei minerali estratti, costruzione di numerose strutture di lavorazione per di ridurre i costi di trasporto del grezzo verso le fonderie del nord Europa, la guerra e la conversione di Planu Sartu in miniera di guerra, crisi economiche e produttive, ha cessato la sua attività nella seconda metà del secolo scorso.
La chiusura delle miniere ha comportato il progressivo spopolamento del centro e ha indotto ad uno sforzo notevole di riconversione dell'economia locale che ora investe nel settore turistico e dell'archeologia industriale.